Quello che accade durante la proiezione di un film, tra luci e ombre

Domenica scorsa, sono andata al cinema: proiezione delle 18.10; in sala, molti ragazzini e meno di una di una decina di adulti.

Nulla di strano, dirai. Invece, è accaduto qualcosa che mai mi era successo prima: questi ragazzini non hanno fatto silenzio per un solo minuto di fila…

Ora, che al cinema ci sia sempre stato qualche soggetto giovane poco educato è successo tutti, come è sempre accaduto che, zittendolo, la finisse all’istante.

Questi ragazzi e ragazze, invece, non hanno fatto altro che ridere, fare rumore coi pacchetti di patatine, emettere suoni gutturali più vicini al mondo animale che umano, ma soprattutto non hanno mai smesso di usare il cellulare. Reel che partivano, luci che si accendevano, volumi esagerati e nessun cenno di smetterla, nonostante i numerosi rimproveri degli adulti, durante tutta la proiezione.

Alla fine del film, ci siamo arrabbiati e gliene abbiamo dette quattro, riportando la cosa anche ai gestori del cinema.

Ti racconto questo episodio, perché due cose hanno attirato la mia attenzione

La prima è la totale incapacità di questi ragazzi di concentrarsi su una cosa sola, cioè seguire un film sullo schermo. Ogni momento è stato “adatto” per usare il cellulare, facendo due o più cose contemporaneamente e dimostrando l’incapacità di concentrarsi su di una cosa sola.

Saper aspettare è una qualità: attendere il proprio turno dal dottore o in coda alla cassa, godersi un caffè al bar da soli, fare sport pensando a ciò che si sta facendo in quel momento sono ormai capacità perdute. Poche persone sono, adesso, in grado di “stare”, così, semplicemente, senza fare nulla, se non farsi compagnia da sole e, soprattutto, senza sentire l'urgenza di prendere in mano il cellulare. 

Ora, ogni momento deve essere riempito dalla luce di uno smartphone, di un reel, di una storia, di un messaggio. Tutto veloce, tutto programmato per una concentrazione di qualche secondo…

Il cinema è, al contrario, ritualità: il buio, il silenzio, una luce unica che punta sullo schermo, tutto concorre a creare un’aura particolare, sulla quale varrebbe la pensa concentrarsi. 

La visione di San Giovanni Bosco

Nel 1865, San Giovanni Bosco ebbe la celeberrima visione della lanterna: in una chiesa gremita da giovani, nessuno si avvicinava all’Eucaristia e ai Sacramenti, ma tutti sembravano molto più interessanti a una figura oscura con in mano una lanterna che mostrava giochi, ricordi di casa, passeggiate, studi, cibo e scene poco edificanti. San Giovanni ci parla di una specie di ipnosi sui giovani.

Non voglio farne una questione religiosa, ma non ti ricorda qualcosa che sta accadendo oggi?

Come possiamo sperare di connetterci con l’Alto, con qualcosa di più grande e spirituale, se la mente è sempre catturata da una nuova distrazione, un nuovo telefono, una nuova applicazione?

Tutte cose ormai “urgenti”, che vanno condivise immediatamente coi coetanei, generando una distrazione continua…

La seconda cosa che ho notato 

La seconda cosa che ha attirato la mia attenzione è stata l’ambiguità di questi ragazzi che, non appena “illuminati” dalle luci accese, non hanno avuto il coraggio di controbattere ai rimproveri, ma si sono ritirati in fondo al cinema, nello spazio di attesa (ironia della sorte…), senza nemmeno avvicinarsi all’uscita, dove stavamo riportando l’episodio ai gestori del locale. 

Come se questi comportamenti si potessero tenere solo al buio, come se i ragazzi sapessero di sbagliare, ma continuassero scientemente a farlo. 

Eppure, è bastata una luce diffusa, per bloccarli, far abbassare loro lo sguardo e farli sgattaiolare via. 

Anche questo, non ti ricorda qualcosa?

Certo, di cose da notare ce n’erano tante altre, ma…

Cosa possiamo ricavare da questo episodio?

Se impariamo a “leggere” la realtà con una sensibilità nuova e più profonda, possiamo vedere il comportamento dell’ombra ovunque.

Certo, possiamo imputare tali comportamenti alla maleducazione, alla mancanza della presenza della famiglia, a una scuola ormai agli sgoccioli, ma possiamo vederci anche altro, qualcosa di più profondo e radicato, una manipolazione sottile che arriva da molto, molto lontano.

E questi ragazzi non hanno alcuna Consapevolezza per accorgersi di chi li sta manipolando…

Lavorare sulle proprie ombre anche per aiutare questi ragazzi, è possibile. 

Attraverso il Reiki Usui e la Numerologia, la “vista” si acuisce, la realtà diventa sempre più chiara e l’ombra sempre più evidente.

Vuoi saperne di più? Contattami subito al 329.1561.384 o qui per i corsi in partenza, per i trattamenti e per la mappa numerologica. E seguimi sui social (ebbene, sì, possono essere usati anche in modo maturo :)) Facebook e Instagram per tutte le novità!